Ogni anno in Italia vengono pubblicati migliaia di libri e quotidiani, periodici, documenti che rappresentano e diffondono idee, informazioni, emozioni. Storie, dunque, esperienze di vita e di cultura.
Leggere appartiene alla sfera dei diritti soggettivi che ciascuno ha facoltà di esercitare nelle forme, nei modi e nei tempi che più gli si addicono: ciascuno. Così dovrebbe essere. Eppure non tutti possono accedervi.
Le persone non vedenti, infatti, risultano ancora oggi impedite o gravemente ostacolate nel libero e pieno esercizio di questo diritto soggettivo, a causa della loro impossibilità di vedere direttamente la parola scritta.
Questa limitazione ha rappresentato per secoli una barriera invalicabile che ha gravemente condizionato la crescita culturale e intellettuale dei non vedenti, costretti a ricorrere a ogni mezzo pur di disporre della propria libertà di leggere: amici e conoscenti, occhi in prestito oppure in affitto, e ancora nastri magnetici con voci registrate, ecc...
Tutto questo finché un bel giorno non esplosero le tecnologie informatiche.
La parola di carta, infatti, è oggi quasi sempre figlia diretta della parola digitale, generata da un processo di stampa che trae origine da un file leggibile e utilizzabile su un comune personal computer. Grazie a quel file, per i non vedenti si possono finalmente rimuovere gli ostacoli che pregiudicano l'accesso alla lettura indipendente, poiché la parola digitale può essere letta con voce sintetizzata o commutata in forma tattile e codificata nel sistema braille.
E tuttavia un ostacolo permane, a pregiudicare la libertà di lettura di queste persone, poiché i libri, generalmente distribuiti ancora in versione di carta, non sono accompagnati dai rispettivi file che rimangono invece gelosamente custoditi e sepolti negli archivi delle aziende editoriali, timorose di atti di pirateria e di saccheggio, suscettibili di compromettere i legittimi interessi commerciali e i sacrosanti diritti degli autori.
Così i non vedenti, singoli o associati, pur di non rinunciare alla pratica della lettura, armati di scanner, con ore e ore di penoso e paziente lavoro, ricostruiscono pagina per pagina, quel testo digitale dal quale è derivata la copia di carta. Insomma, quasi come ricreare una pera a partire dal succo di frutta, invece che coglierla dal ramo.
I non vedenti non attendono omaggi o generose concessioni; non chiedono gratuità o elargizioni di sorta; tutt'altro... Agli editori essi domandano, per ogni libro di carta regolarmente acquistato, il rilascio del relativo file digitale da poter leggere e usare sul proprio computer.
Agli editori essi chiedono un impegno creativo per definire e attuare una procedura distributiva che riesca a unire il file al libro di carta, tutelando così il loro naturale diritto alla lettura, pur nella salvaguardia degli interessi di tutte le parti coinvolte.
Un atto lungimirante di buona volontà, tale da assicurare la cessione della versione digitale del testo a tutte quelle persone che, pur acquistando il libro di carta, non possono fruirne in modo autonomo e indipendente per via della propria limitazione sensoriale.
Quando gli amici dell’Istituto Cavazza ci hanno contattato spiegandoci le loro ragioni e il loro desiderio di comunicarle al numero più vasto possibile di persone, abbiamo pensato subito due cose. La prima cosa è che era necessario parlare, confrontarsi, perché leggere è un diritto di tutti e il problema dell’accessibilità esiste ed è forse un problema di civiltà, un nodo culturale ancora da sbrogliare.
La seconda cosa che abbiamo pensato è che i lettori possono aiutarci. Perché i lettori, tutti i lettori, non solo quel 5-6% di cosiddetti “lettori forti” indicati dall’ISTAT, ma tutti quanti, si fermino a riflettere su un mondo in cui la cultura diventa un bene esoterico. Un segreto, un codice solo per alcuni.
E non deve essere così. Perché i saggi, le poesie, le storie che scriviamo sono un patrimonio che trova la sua ragione nella divulgazione. Impedire a qualcuno di leggere è grave come impedire a qualcuno di usare le gambe per muoversi, di costringerlo a camminare solo sui palmi delle mani. I lettori sanno che non si legge un libro con gli occhi. Con gli occhi si può seguire una cartina, un percorso che lo scrittore ci segna, ma non è con gli occhi che si legge una storia o una poesia. Si legge con l’immaginazione, col potere dell’evocazione. Col desiderio dell’uno di arrivare agli altri.
Impedire che tutti possano accedere a questo grande strumento è impedire il progresso, il movimento.
E’ scontato che ci torni in mente “Fahrenheit 451” quando pensiamo che a qualcuno venga impedito di accedere ai territori della fantasia, territori che magari da solo non avrebbe mai esplorato. Territori montuosi di riflessione e spiagge di emozioni ancora da provare. Ci torna in mente il professor Faber quando pensiamo ai non vedenti costretti a scansionare i libri per mezzo del personal computer, chiusi in casa a correggere gli errori di scansione pagina per pagina, quando noi abbiamo corretto e stracorretto il testo prima che venisse dato alle stampe. Se è un file di computer che può risolvere il problema, allora si tratta di cavilli, perché l’impedimento fisico, la limitazione sensoriale, in questo caso si possono aggirare con la volontà delle case editrici – e perché no, con l’impegno preciso degli scrittori, che sono e rimangono i proprietari delle loro storie, altrimenti è tutto finito. Tutto è venduto.
Ci impegniamo dunque ad aprire una discussione, in modo che si possa cominciare a costruire una serie di proposte che vengano incontro alle esigenze commerciali delle case editrici e all’esigenza primaria (senza cui non esisterebbero quelle commerciali) di leggere, entrare in nuove situazioni e nuovi mondi a ogni pagina sfogliata o ascoltata, leggere per capirci un po’ di più. Tutti quanti, senza aspettare un minuto, senza lasciare indietro nessuno.
Associazione Scrittori di Bologna (elenco membri associazione - aperto in una nuova finestra)
Istituto "F.Cavazza" - Bologna